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RACCONTI DI IMMERSIONE
In questa pagina troverai alcune immersioni raccontate dai nostri amici.
Se vuoi raccontare una tua immersione svolta con noi, questa pagina è dedicata a te.
"Immersione al Soffio"
di Luisa
Alle 9 del mattino, io ed i miei compagni di avventure subacquee, ci siamo incontrati nella sede di Diving Service.
Accolti da Marcello "Mac Diver" e dal suo Staff, abbiamo preparato e controllato le attrezzature (a dire il vero, tutte nuovissime!), ed
in pochi minuti eravamo tutti a bordo del "Gabbiano", una splendida imbarcazione, con tutti i conforts sia per i subacquei che per gli eventuali
accompagnatori.
Mac non ci aveva voluto dire quale sarebbe stato il nostro luogo di immersione, ma ci aveva promesso una grossa sorpresa.
In barca, ci guardavamo attorno per scoprire qualcosa circa la nostra destinazione e, forse, tra rocchetti e lampade, deposti nell'area "tecnica", avevamo cominciato a sperare nella tanto richiesta immersione in grotta.
Il mistero, comunque, lasciava intravedere che sarebbe stata una bellissima esperienza, una vera "adventure diving".
Nel corso del tragitto, su un mare liscio come l'olio, noi subacquei ci godevamo il sole salentino ed il meraviglioso paesaggio, facendo "comunella" a poppa, mentre, chi sdraiato sulla soffice moquette, chi sulle comode panche, ci lanciavamo sfide culturali sul luogo di immersione.
Raggiunte, in breve tempo, le ripide scogliere di Capo Leuca, con la barca ormeggiata tranquilla su un mare piatto dai colori indimenticabili, Marcello ed il suo Staff ci svelavano il segreto: ci saremmo immersi nella "Grotta del Soffio".
Dopo un briefing accuratissimo, tutti in acqua: a 12 mt. di profondità, ecco l'accesso della grotta, immediatamente alla nostra destra, come prennunciato
nel briefing. L'immersione era splendida: la cura nell'osservare le procedure (chiara prova di lunga esperienza tra Marcello ed il suo Staff), la scelta
della giornata, connotata da una incredibile limpidezza dell'acqua, ci ha permesso di apprezzare appieno sia l'immersione in sè che il livello
di meticolosa preparazione dimostrato da Diving Service. Al rientro in barca, tutti estasiati per aver sentito il "soffio del mare",
ciò per cui è particolarmente nota questa immersione, abbiamo trovato ad accoglierci il resto dello Staff di Diving Service, con thè,
bevande e prodotti tipici locali, tra cui il pane alle olive, ancora fragrante di forno.
Sulla via del rientro, a bordo del "Gabbiano", la festa continuava....!!!
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"Un viaggio nel passato"
di Fabrizio Arseni
E' una bella mattinata, oserei dire la più bella di Luglio; di buon mattino mi dirigo al Diving per preparare l'attrezzatura e controllare la carica della bombola.
Dalla litoranea scorgo, fuori dal porto ,i pescherecci che hanno passato la notte fuori per la pesca al pesce azzurro ed ora rientrano.
Qualche minuto ancora e sarò arrivato.
Carichiamo il furgone e andiamo al porto di Torre Vado dove , ci imbarchiamo sul "Gabbiano" e salpiamo in direzione Santa Maria di Leuca per un'immersione sui cannoni.
Torno sempre volentieri a fare quest'immersione, i relitti mi affascinano molto; di questo si dice che fosse un galeone che, sorpreso all'ancora dal vento di scirocco andò a sbattere contro l'alta scogliera carsica per poi affondare.
Arriviamo sul punto di immersione e dopo le manovre di ancoraggio un ed breve ma dettagliato breafing siamo pronti per entrare in acqua.
Iniziamo la discesa ed a circa 10 mt di profondità i miei occhi si sgranano ed inizio ad intravedere alcune forme sul fondo , scendo ancora qualche metro e la scena si delinea ulteriormente, ecco i cannoni, lunghe sagome scure adagiate sul fondo, che emozione indicibile provo, gli enormi cannoni sono ancora disposti in ordine di batteria appoggiati su un letto di sabbia , poco distante i sassi che servivano al galeone da zavorra e mentre noi osserviamo rapiti questa scena antica alcuni saraghi incuriositi ci girano intorno e poco più in la' una grossa cernia ci guarda non troppo interessata a noi.
Continuiamo la nostra esplorazione e poco lontano troviamo una grossa ancora due marre ed una importante ancora da ammiragliato. L'atmosfera è indescrivibile, a toccare quegli oggetti ci si sente trasportati nel tempo ma, la nostra immersione è finita dobbiamo risalire e tornare al presente. Dopo una breve sosta di sicurezza torniamo in barca e mentre ci allontaniamo da quel posto magico mi sembra di poter vedere quel galeone che naviga in fianco a noi.
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"La secca del PASEDDHU"
di Rinaldi
Un lungo viaggio fino a uno dei due estremi della nostra penisola, fino a quello che e' comunemente definito "il tacco dello stivale". Siamo in una regione pianeggiante, ricca di terra generosa, madre di uliveti che danno un olio dal colore e dal sapore unici al mondo, una regione architettonicamente dominata dallo splendore della citta' di Lecce, la Firenze del sud, come qualcuno ama definirla. Una terra tutta da scoprire, attraverso l'architettura, appunto, ma anche attraverso la storia dei magnifici castelli, delle numerose vestigia archeologiche.
E qui, alla fine dell'Italia, il paesino di Santa Maria di Leuca si affaccia sul mare, anzi, sui mari, visto che il suo faro e' proprio lo spartiacque tra lo Jonio e l'Adriatico. Verso lo Jonio, la costa rimane bassa, rocciosa, interrotta dolcemente da cale e calette che si aprono all'interno delle rocce calcaree. Di qui in su e' tutto un susseguirsi di paesini, di porticcioli che si snodano lungo la strada costiera che sale verso la bella Gallipoli e di la' fino a Taranto.
Verso levante, il paese e' invece dominato da un'imponente rocca, su cui svetta il bianco faro della Marina Militare, importantissimo segnale per la navigazione. Il faro sovrasta anche il porto di Santa Maria di Leuca, sul quale e' bene spendere qualche parola in piu'. E' infatti importante sapere, specialmente per i possessori di gommoni o altre imbarcazioni da diporto, che sono in via di ultimazione i lavori per la realizzazione del porto turistico, una struttura che di certo consentira' un maggiore sviluppo del turismo nautico e una valorizzazione dello splendido mare di questa zona.
E neanche a farlo apposta, Santa Maria di Leuca sorge proprio di fronte a uno dei piu' bei punti di immersione del Mare Nostrum: la secca del Pisello. Si tratta in realta' di un esteso banco roccioso dalla sommita' pianeggiante, a una profondita' media di circa venticinque metri. Tutto intorno, lungo una circonferenza che si sviluppa per diversi chilometri, si individua una netta cigliata, che scende in alcuni punti fino a novanta metri. Gia' da questa descrizione si puo' comprendere quanto questo luogo possa essere promettente per i subacquei.
Arrivati sulla sommita', alcune strisciate di ecoscandaglio fanno venire ancor piu' l'acquolina in bocca, mostrando impressionanti tagli verticali e fondali che guadagnano la profondita' attraverso salti successivi. Per la sua posizione, proprio in corrispondenza del punto di incontro tra due mari, la secca del Pisello e' costantemente interessata da correnti fortissime e molto ricche di sostanze nutritizie che consentono lo sviluppo cosi' abbondante di tutte le forme di vita che colonizzano questo fondale; ma, di certo, accrescono le difficolta' di questa immersione, che andra' dunque effettuata affidandosi all'esperienza di una guida locale, in grado di valutare la situazione e di terminare l'immersione proprio sull'ancora, condizione necessaria per poter effettuare una risalita corretta con l'ausilio della cima di ormeggio. Con lo scandaglio troviamo dunque il ciglio, e diamo fondo all'ancora, in modo tale da essere in prossimita' della caduta verticale.
Appena giunti sul fondo, sono sufficienti poche pinneggiate per affacciarci su una superba balconata. Oscar, la mia guida del centro di immersioni Diving Service, mi fa cenno di seguirlo, e cosi' ci lasciamo andare verso i trentacinque metri di profondita'. Il fondale qui scende in salti successivi. Lunghe muraglie rocciose sono tagliate verticalmente da pareti alte tra i due e i cinque metri. Quello che colpisce immediatamente e' l'incredibile abbondanza di Anthias: siamo costantemente avvolti da banchi fittissimi, da nuvole di piccoli pesci rosati che si muovono tutti assieme, ritmicamente. Buon segno, questo! La ricchezza di piccoli pesci stanziali ha senza dubbio come conseguenza l'abbondanza di grandi pesci predatori. Non riusciamo a terminare questa riflessione, che scorgiamo una bella cernia completamente fuori dalla sua tana, a pochi metri da noi. Ci guarda, cambia la sua posizione e, lentamente, scompare in un anfratto.
A proposito di cernie, che qui sono abbondantissime, Oscar ha una sua teoria: secondo lui esistono delle particolari ore del giorno in cui e' piu' facile incontrare i serranidi fuori tana, perche' sono intenti alla digestione. Il fatto che le cernie siano cosi' abitudinarie, che esista per loro l'ora del pasto e quella della "pennichella", suona alle mie orecchie un po' troppo antropomorfico, ma, tant'e'... E devo dire che qualche volta mi viene da pensare che la teoria di Oscar possa avere qualche fondamento, dato che continua a scovare cernie senza sosta. Anthias, cernie, abbondanza di pesce, tanti da farci per un attimo trascurare l'osservazione degli organismi che vivono attaccati alle pareti. In effetti qui le rocce abbondano davvero di colori, pullulano di spugne, di spirografi, di gorgonie. Forse proprio le gorgonie sono una delle caratteristiche piu' spettacolari della secca del Pisello.
Lo spettacolo inizia fin dai primi metri della cigliata, con l'apparizione delle gorgonie gialle, fitti rami di Eunicella, protagoniste assieme a sciami di castagnole nere della rappresentazione della ricchezza di vita di questo tratto di mare. Poi, piu' in profondita', compaiono le paramuricee. Gravemente blu scure, ingentilite dal rosa tenue degli Anthias, sono loro le attrici principali oltre i trenta metri, dove attendono solo la luce dei fari per rivelare il loro splendido rosso, che talvolta, per ragioni ancora ignote alla scienza, migra in un bel giallo oro verso le punte della colonia. I salti rocciosi, i grappoli di gorgonie, i balletti degli Anthias proseguono sotto le nostre pinne, verso profondita' sempre maggiori, verso un fondale pianeggiante e fangoso che a un certo punto deve pur esserci, ma del quale non riusciamo ancora a intuire la presenza.
Preferiamo fermarci, restare sulla quota dei quaranta metri, avere piu' tempo per l'esplorazione, senza che l'aumento delle cifre sul computer e la diminuzione della quantita' d'aria nelle bombole ci obblighino alla risalita. Scopriamo diverse aragoste nascoste negli anfratti, poi una grande cicala che si mimetizza tra le rocce.
Poi una murena, sorpresa fuori tana, arrotolata attorno a un grande ramo di gorgonia rossa, che al primo colpo di flash schizza via come un fulmine. Mentre ci apprestiamo gia' a risalire, la sorpresa piu' inaspettata: un'enorme rana pescatrice mimetizzata sul fondo. Un animale enorme: di certo lunga ben piu' di un metro e mezzo, perfettamente immobile, acquattata sul fondo. Ci fermiamo a fotografarla, l'oblo' della custodia e' a poco piu' di dieci centimetri dalla sua grande bocca. Lei si limita a tirarsi su sulle pinne ventrali... null'altro! D'altronde il momento di risalire e' ormai decisamente giunto, e dunque, a malincuore, l'abbandoniamo.
Pinneggiamo velocemente dietro Oscar, che seguendo un immaginario sentiero sul fondo del mare riesce chissa' come a ritrovare l'ancora. Saliamo verso la superficie, ma qualcosa si muove sopra le nostre teste, alcuni metri piu' in alto. Risaliamo ancora pochi metri, verso la massa scura: si tratta di un grande pesceluna che si dondola mollemente con la pinna dorsale fuori dall'acqua; un'immagine di un istante, prima che l'animale fugga via con uno scatto improvviso. L'ultima immagine di un'entusiasmante immersione sui fondali di una secca veramente ricca e magnifica.
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"UNA GIORNATA DI IMMERSIONI A LEUCA"
di Paolo Scaroni
Ci imbarchiamo alle 9.00 in punto sul "Gabbiano", una solida motobarca di circa 14 metri, in legno, costruita appositamente per le esigenze dei subacquei. Esteticamente si presenta come un peschereccio d'altura, ma all'interno dispone di cucina, bagno, un'ampia sala da pranzo che è utilizzata dalle guide del centro sia come aula lezioni, sia il briefing pre-immersione o semplicemente per il deposito e montaggio d'apparecchiature fotografiche e videocamere.
In coperta è stato allestito una comoda struttura porta bombole, che ci permette di assemblare comodamente la nostra attrezzatura subacquea durante la navigazione per poi sederci tranquillamente ad osservare le bellezze che questo tratto di costa Salentina offre.
Navighiamo per 20 minuti in rotta verso Santa Maria di Leuca, fino a che il comandante non ci comunica che possiamo indossare le mute ed iniziare così la prima immersione della giornata.
Il mare è una tavola, ed una volta entrati in acqua ci portiamo alla cima della discesa, accompagnati da Marcello, il responsabile del Diving Service.
Uno sguardo verso il fondo ci fa capire che questa sarà una giornata particolare riguardo alla visibilità, infatti, riusciamo a scorgere l'ancora
del Gabbiano adagiata sul fondo a -23 metri; la temperatura dell'acqua è di circa 26° e decidiamo di lasciare le mute un poco aperte per permettere
all'acqua di entrarvi e rinfrescarci dal calore di superficie. Una volta scesi ci dirigiamo verso il largo, su una parete che precipita a -30 metri, ricoperta
di numerosi strati coralligeni, ricca di spirografi e di bellissime spugne di vari colori, tra i quali spicca l'arancio della Axinellae Cannabinis. La guida si
ferma e ci indica con la lampada una spaccatura: ci avviciniamo con calma e illuminato dal fascio di luce ci compare un bellissimo esemplare di cernia bruna, che ci
guarda con aria sospettosa; non vogliamo spaventarla troppo e quindi dopo alcuni scatti fotografici ci dirigiamo oltre. La parete continua sulla nostra destra verso
il largo per almeno duecento metri con un susseguirsi di spaccature che fanno da tana a piccoli branchi di saraghi, alternati da nuvole di castagnole appena nate,
inconfondibili con il loro caratteristico colore blu elettrico simile ai pesci neon. Arriviamo ad una svolta di 90° e qui la parete si fa ancora più ripida e
la mancanza di sospensione ci fa capire che questo tratto di fondale è meno ridossato alle correnti. Questo ce lo fa notare anche il brusco cambio di temperatura
che subisce uno sbalzo di 8 -10° e ci fa chiudere rapidamente le cerniere delle mute che all'inizio dell'immersione avevamo volutamente lasciato aperte. Marcello ci
fa un segno di vittoria con la mano sulla fronte, stentiamo a capirlo, ma quando con la torcia ci indica la parete tutto è chiaro: tre aragoste di media grandezza
fanno capolino da altrettante spaccature, sondando con le loro antenne l'acqua, rimanendo allerta e pronte a ritirarsi nelle loro tane. Pochi scatti fotografici e poi il
computer ci segnala che siamo vicini al limite di non decompressione e quindi risaliamo la parete seguendo la guida, in una rotta immaginaria che taglia di netto il percorso
compiuto durante la nostra immersione. Pochi minuti e la cima dell'ancora appare nitidamente davanti a noi, risaliamo lentamente pensando già alla seconda immersione.
Una volta salpata l'ancora del Gabbiano il comandante punta l'imbarcazione verso il largo, comunicandoci che grazie all'assenza di corrente, la seconda immersione sarà alla Secca delle Aragoste, sei miglia al largo da Torre Vado.
Approfittiamo del tempo necessario alla navigazione per cambiare le nostre bombole, controllare le attrezzature fotografiche e goderci il sole che la calda giornata settembrina ci offre.
Dopo 30 minuti circa di navigazione, il GPS del Gabbiano ci preannuncia acusticamente l'avvicinarsi della secca, il comandante rallenta la velocità dell'imbarcazione e così inizia uno scrupoloso lavoro di scandagliamento del fondale;
un altro bip del GPS ed ecco che contemporaneamente il display dell'eco scandaglio improvvisamente disegna un'impennata vorticosa, dal fondale che dai -50 metri sale fino al cappello della secca a -23. Con calma indossiamo nuovamente le nostre mute
e l'attrezzatura subacquea ed eccoci nuovamente in immersione. Scendiamo nel blu senza apparenti riferimenti intorno a noi fino a quando improvvisamente appare il cappello della secca, puntiamo decisi verso la parete Nord seguendo fiduciosi la nostra guida.
Sappiamo, perché nel briefing ci è stato accuratamente spiegato, quello che ci aspetta, improvvisamente ci appare una lenza abbandonata completamente ricoperta di concrezioni coralligene attorniata da una nuvola di Anthias che giocano per nulla
spaventati tra le rosse gorgonie.
L'emozione nel vedere questo incanto viene colorata dalla magia prodotta dal fascio di luce della torcia che ci illumina un uovo di Gattuccio saldamente ancorato ad una Gorgonia, poco distante ecco che ci appare un'altra meravigliosa Gorgonia Camaleonte, ben
evidente tra le altre per il caratteristico color giallo acceso. Le fotografie si sprecano ed i lampi del flash lanciano continui bagliori nella relativa oscurità del mare; pare quasi di essere su un fondale tropicale sia per la ricchezza della vita che per i colori e la limpidezza dell'acqua.
Purtroppo tutti i sogni finiscono ed a strapparci da questo incanto è di nuovo il bip-bip del nostro fido computer da immersione che per fortuna non si distrae e ci avverte che è ora di risalire.
Saliamo a bordo e ci assale il desiderio di scambiarci le impressioni a caldo di questa giornata di immersioni: io ho visto questo
io ho visto quest'altro
in un turbine di parole ed immagini si percepisce la gioia che è nei nostri cuori dopo tutte queste emozioni.
La tacita promessa che ci facciamo è di ritrovarci qui sul Gabbiano per scoprire nuove emozioni visitando altri punti di immersione insieme alla nostra eccellente guida Marcello.
Grazie al Diving Service ed arrivederci a presto nel blu del Salento. Paolo Scaroni
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"Racconti di Immersioni, 2 giugno 2006 a Torre Vado"
di Enrica Tumino
Ho trascorso il ponte del 2 giugno a Torre Vado (S.Maria Di Leuca). 9 ore
di pullman, comitiva disomogenea, tempo in autostrada semplicemente
disastroso, premesse per tre giorni da incubo, ma... all'arrivo, una
sorpresa meravigliosa: il Diving Service di Torre Vado. Un'orchestra
composta da ragazzi splendidi e diretta da un maestro d'eccezione, Marcello Ferrari, che ci ha dimostrato quanto i confini di passione, professionalità
e serietà, oltre che di simpatia, possano essere infiniti. Marcello, la sua
famiglia ed il suo staff, ci hanno accolti e trattati come vecchi amici, e
ci hanno coccolati e consolati anche quando il mare grosso di sabato ci ha
impedito di uscire per le immersioni programmate, organizzando su due piedi
per noi, a titolo assolutamente gratuito, un interessantissimo seminario sul
nitrox, e mettendo a disposizione della nostra comitiva, per il
trasferimento fino alla sede della scuola distante qualche Km dal porto,
oltre ai mezzi del diving, le auto private sua e dei suoi ragazzi. Nell'arco
del week end siamo comunque riusciti a portare a termine tre indimenticabili
immersioni durante le quali, fuori e dentro l'acqua, tutto lo staff ha dato
prova di saper gestire con estrema attenzione e competenza ogni nostra
necessità e difficoltà, sempre e comunque con un sorriso. Amici sub,
chiunque di voi abbia intenzione di andare a bagnare la muta in Puglia, non
può assolutamente mancare di vivere quest'esperienza indimenticabile.
Arriverete al Diving Service salutando con una stretta di mano, e partirete
con un abbraccio e la promessa di tornare. Credetemi!
Enrica Tumino
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